Elettrostimolazione Perineale

Le prime utilizzazioni della stimolazione elettrica funzionale (FES) nel trattamento dell’incontinenza urinaria datano anni 60; si trattava di pacemaker impiantabili dai risultati relativamente modesti.
E’ negli anni 70 che si ha un notevole miglioramento attraverso una semplificazione del materiale e soprattutto con lo sviluppo dei pacemaker esterni.
La Stimolazione Elettrica Funzionale (FES) si è rivelata essere un mezzo molto efficace per la presa di coscienza del pavimento pelvico e rappresenta un’importante componente del progetto riabilitativo.

Le finalità della SEF perineale sono:
• Rinforzo della coscienza perineale e apprendimento dell’attività muscolare perineale; questo obiettivo viene particolarmente perseguito in quelle donne che presentano una scarsa capacità a contrarre volontariamente il perineo, spesso con una inversione del comando.
• Incremento del tono-trofismo muscolare sfintero-perineale con benefica ripercussione sul profilo pressorio uretrale; rappresenta l’obiettivo da raggiungere nell’insufficienza sfinterica ed anche nel difetto di trasmissione della pressione addominale all’uretra.

• Inibizione dell’iperattività detrusoriale, ricercata nell’instabilità detrusoriale.
• Rinforzo del riflesso di chiusura perineale allo sforzo.
• Effetto antalgico loco-regionale (soprattutto utilizzato nel post-partum per le pazienti che presentano sequele dolorose dovute all’episiotomia).
La SEF si effettua attraverso l’utilizzo di sonde endovaginali con anelli elettromiografici che vanno posizionati a livello dell’elevatore dell’ano.

Si applicano due modalità della SEF:
• La stimolazione massimale acuta o AMFES (acute maximal functional electrical stimulation): utilizza per lo più correnti monobasiche, con intensità ai limiti della tolleranza della paziente.
L’indicazione elettiva dell’AMFES è l’urgenza sensitiva detrusoriale e la franca instabilità detrusoriale.
• La stimolazione cronica o CLIS (chronic low intensity stimulation): si avvale di impulsi bifasici con intensità ridotta .

Si utilizzano di solito correnti unidirezionali variabili (impulsi monobasici, rettangolari o simil-esponenziali) per trattamenti ambulatoriali e correnti bidirezionali per trattamenti di lunga durata.
L’intensità e la durata dell’impulso devono essere adeguate per creare una depolarizzazione di membrana del tessuto stimolato; dati sperimentali e clinici hanno evidenziato come impulsi a lunga durata (uguali o maggiori di 1 sec) stimolino selettivamente le fibre nervose sensitive, mentre impulsi di più breve durata (inferiori a 0,2 msec) attivino le fibre motorie.
Le frequenza che trovano largo impiego nel trattamento dell’instabilità detrusoriale sono comprese tra i 5 e i 20 Hz, mentre per il trattamento dell’ipovalidità uretro-perineale vengono usate frequenze di 50 Hz.

Il numero di sedute è variabile a seconda del problema (di solito 8-10), della durata ciascuna di circa 30 minuti.